Le 5 persone che non vorresti mai incontrare in un team building

E’ il giorno dell’evento. Tutto è stato organizzato per il meglio, un bellissimo scenario in cui l’azienda coinvolge lo staff in una attività che sarà utile a rinforzare lo spirito di squadra e motivare il team verso grandi successi. A patto che non si presenti uno di questi cinque personaggi:

Il super-formatore
Di solito lo si riconosce a prima vista per l’aspetto grossolano e la baldanzosità semplificatrice. Uno di quelli che “non esiste problema se non esiste soluzione”. Forte della sua pluriennale esperienza comincia a sciorinare modelli e frasi fatte, buone per tutte le stagioni, getta sempre il cuore oltre l’ostacolo, ha sempre una risposta a tutto ( anche se a volte gli mancano le domande ). E’ uno di quelli che non ha fatto PNL, è proprio il figlio segreto di Ricard Bandler…. non è uno psicologo qualunque, è il presidente dell’ordine minore delle carmelitane scalze degli psicologi di poggio tre case…. Secondo questo tipo di formatore/facilitatore/coach ogni organizzazione può risolvere i propri problemi in meno di due ore e il successo è assicurato. Di solito nella vita privata è appassionato di ricerca di lumache e costruzione di cestini di vimini colorati, ma dopo tre libri in edizione economica ha scelto che è interessante presentarsi come guru.

Il collega pain-in-the –ass
Qualsiasi cosa abbiate organizzato per il vostro team building, non sarà di suo gradimento. Ma proprio qualsiasi. A partire dal fatto stesso che avete organizzato un team building ( “ ma non potevate spendere in un altro modo i soldi ? “ ). Tutti si divertono ? “Sono un branco di stupidi…. “ Emergono dinamiche interessanti nel corso delle attività ? “E’ tutto tempo perso, quando si mangia ? “ . Tutti gradiscono il pranzo ? “ Mia suocera cucina meglio. “.
Non c’è modo di liberarsene, a meno che non si possa organizzare un team building rischioso, nel quale a volte, ahimè, avvengono incidenti imprevedibili…

Le so tutte io
E’ una tipologia di collega che discende direttamente dal grillo parlante, di cui probabilmente è innamorato fin dall’infanzia. Non perde occasione per dimostrare la propria cultura ( o presunta tale ) e abilità pratiche. Se si sta facendo una caccia al tesoro è il primo a risolvere un indizio, sbeffeggiando i compagni di squadra per la poca arguzia, se si tratta di definire un metodo per superare una prova , allora di certo il suo metodo è il migliore perché proviene da un cervello superiore. Come risolvere il problema ? Alla maniera di Pinocchio: una bella martellata, managerialmente parlando, si intende…..

Il testimonial inutile
Prende ora la parola il pluricampione sportivo che ci racconterà come si crea spirito di squadra, atteggiamento vincente e motivazione….
Ed è l’inizio della fine, perché solo raramente chi vince in una disciplina è in grado di trasmettere efficacemente i concetti di fondo ad altri contesti. Il più delle volte l’unico sport riscontrabile è l’arrampicata sugli specchi per cercare analogie e similitudini che non reggono al peso di un confronto con uno scenario come quello aziendale in cui o hai esperienza vera o è meglio lasciar perdere….

Il tacchinatore
Non può di certo mancare in questa carrellata il collega con l’ormone impazzito che, fiducioso della possibilità di agire in un contesto diverso da quello aziendale, non perde occasione per avances, complimenti, allusioni, doppi sensi. Solitamente uomo, ma non sempre…. È forse l’unico che ha un obiettivo chiaro nel momento del briefing. Poco importa della squadra, poco importa dell’azienda. Il tacchinatore è un serial lover che non si lascerà sfuggire l’occasione di tornare a casa con un risultato che ha ben poco a che fare con gli obiettivi “aziendali “. Un consiglio per gestire la situazione: la primavera accentua la sindrome… meglio spostare il meeting in autunno.

By | 2018-06-22T09:08:40+00:00 marzo 18th, 2015|Uncategorized|0 Comments